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VITUS. Racconto infiammabile in caduta libera

Data: 23/02/2018
viale Rimembranze, 13
Polignano a Mare
Multisala Vignola
Bari (BA)
Categoria Eventi


VITUS. Racconto infiammabile in caduta libera di e con Vito Facciolla collaborazione alla messa in scena Anna Damiani scenografia virtuale e concept grafico Giuseppe Laselva musiche Giorgio Carofiglio scultura Mimì Facciolla Archivio Super 8 Antonio Abbatepaolo immagini di repertorio Archivio Enzo Leoci e Archivio Michele Giannoccaro assistente tecnico Gabriele Facciolla, Luigi Console progetto grafico Giuseppe Laselva comunicazione Sara Facciolla registrazioni audio Recplay produzione Ariele con il Patrocinio del Comune di Polignano a Mare si ringrazia il Comitato Feste Patronali, il Preside Lino De Donato, le insegnanti e gli alunni delle classi quinte A, B, C dell’Istituto Comprensivo "Sarnelli – De Donato – Rodari" di Polignano a Mare Il 23 febbraio ore 21,00 alla Multisala Vignola di Polignano a Mare, nell’ambito della stagione teatrale organizzata dal Comune di Polignano a Mare con Il Teatro Pubblico Pugliese, andrà in scena VITUS.

Racconto infiammabile in caduta libera uno spettacolo scritto e interpretato da Vito Facciolla. Attore e autore – è stato diretto da Francesco Munzi in Anime Nere e in The Miracle, da Ricky Tognazzi in Boris Giuliano. Un poliziotto a Palermo e in Pietro Mennea. La freccia del sud - Vito Facciolla scrive e crea spettacoli che attingono alla storia e alla cultura della sua città natale, come l’evento performativo “L’araba fenice ‘68/’08: Solo parole di Pino Pascali” con musica di Fabrizio De Rossi Re, rappresentato in occasione del 40ennale della morte dell’artista, ricordato tra i più importanti rappresentati dell’Arte Povera. VITUS. Racconto infiammabile in caduta libera nasce da una forte esigenza spirituale e da una ricerca durata negli anni su San Vito Martire, Patrono di Polignano a Mare, un paese che grazie al suo patrimonio paesaggistico in ogni tempo riesce a essere un perfetto sfondo per una moltitudine d’iniziative che abbracciano numerosi ambiti della cultura, dal cibo allo spettacolo d’autore. ‹‹La cultura religiosa con tutti i riti e le cerimonie a essa legate hanno fatto sì che il mio animo s’impregnasse di immagini, colori, suoni, umori, bande, luminarie, già dai primi ricordi dell’infanzia. Dalla prima volta ch’entrai nella Cattedrale del mio paese - così racconta l’autore - fui subito attratto dalla statua del nostro Santo Patrono Vito, sicuramente perché trattasi dell’immagine di un fanciullo. In seguito crescendo, l’inesauribile curiosità verso questa figura si è trasformata in profondo turbamento quando ho appreso della sua tragica fine nei primi secoli cristiani››. L’immagine del Santo fanciullo e il racconto della sua caparbietà e ostinazione nel voler cambiare il mondo in cui vive, con lo spirito proprio dell’adolescenza, sono stati i motivi che lo hanno spinto ad affrontare l’impresa di trarne materia per un testo teatrale. In quest’opera il teatro diventa un fine e un mezzo per raccontare, attraverso la voce di un personaggio di fantasia, una pluralità di emozioni che universalmente scuotono l’animo umano. Il protagonista, Vito il muratore, cerca a suo modo di cambiare il mondo che lo circonda, tramite il ruolo che ogni anno ricopre in occasione della celebrazione del Santo Patrono. La mise en éspace è una composizione che nasce dall’incontro con il graphic designer e animatore Giuseppe Laselva, versatile ‘artigiano digitale’ come lui stesso ama definirsi - ha firmato le animazioni per la quarta edizione dell’evento-spettacolo Meraviglioso Modugno, che celebra «Mister Volare» con l’organizzazione del Comune di Polignano a Mare, il sostegno di Puglia Sounds e patrocinio di Siae e Federautori - e il musicista compositore Giorgio Carofiglio (per la Biennale del Mediterraneo ha composto la musica di “Cala Paura” di Gianluca Marinelli, vincitore di diversi riconoscimenti, menzioni speciali ed esposto per un anno al Museo d’arte Contemporanea Pino Pascali). Sinossi Questa tragicomica narrazione s’inserisce in un tempo sospeso, veloce come un forte spostamento d’aria, e in uno spazio immobile, come ancorato alla periodicità della storia, la quale attraverso i secoli ripropone temi all’apparenza lontani che si rivelano essere l’uno lo specchio dell’altro. Essa si presenta al pubblico col proposito di illustrare attraverso la sensibilità e gli occhi del popolo bambino, l’affascinante ricerca storico-culturale sulla vita di San Vito Martire, in cui, come per chi l’ha scritta, lo spettatore non può evitare di farsi trascinare all’interno della drammaticità degli eventi. Il fulcro di questa narrazione è nell’inapparente complessità dell’animo del protagonista, un uomo semplice, portatore di una quasi banale ma profonda verità che prepotente s’impone in ogni tempo. Quest’uomo che dona voce alle parole dello scrittore, si rivolge a se stesso prima che al pubblico e tenta, attraverso una sofisticata ricerca linguistica sui dialetti dell’Italia meridionale, di entrare nella quotidianità della parola “storpiandola” e modificandola affinché chiunque, dall'estremo nord al più profondo sud possa sentirsi il diretto depositario di questa storia. Sullo sfondo, le musiche di mille tradizioni, ci ricordano mediante una laica e ingenua spiritualità che la fede non ha né volto né nome ma dirompente fa breccia nell’animo di ognuno di noi, grazie al ricordo di un profumo o di un attimo. Non vi è verità nella storia come non vi è verità nella fede, esse si nutrono di realtà, la nostra realtà che forse, è poi l’unica certezza.




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