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Selosse : il genio di Avize

Via Somis 4, Torino
Turin
Grandi Bottiglie Wine Merchant
Torino (TO)
Tel 2018-04-20
Categoria Eventi


In degustazione Champagne Vo Extra brut deg 2010 Champagne Le Bout Du Clos deg 2017 Les Carelles deg 2016 Sous Le mont deg 2016 Contraste deg 2007 Initiale deg 2016 **************************************************** 165,00€ a persona 14 posti disponibili Via Somis 4 Torino , ore 20,30 Se la Champagne di oggi è una zona produttiva in grande fermento – dove c’è da divertirsi nel confrontarsi con nuove realtà e dove, ormai, un folto gruppo di vigneron si gioca il mercato (soprattutto in Italia) con le grandi maison – forse il merito è da attribuire soprattutto a Selosse. Sì, perchè Anselme sul finire degli anni ’70, quando in questa zona, di regola, i piccoli proprietari di vigna vendevano ai grandi, si mise in testa di fare grandi bottiglie che portassero il suo cognome e prese in mano le redine dell’azienda del padre, situata ad Avize, che fino a quel momento aveva conferito la quasi totalità della produzione a Lanson.

Il suo substrato culturale e tecnico si è formato a Beaune, fatto che lo ha portato a rappresentare un punto di rottura nella visione centrata sul concetto di cuvée e di assemblaggio propria di questa regione, per portare una visione contaminata dalla vicina Borgogna, dove fosse il territorio a dire la sua. Si inizia a parlare, quindi, di conduzione organica in vigna, rese basse, fermentazioni con lieviti indigeni, fatte per parcelle e in barrique, con frequenti batonnage, lunghe soste sui lieviti e dosaggi molto bassi. Gli ettari totali, ad oggi, sono poco più di 7, prevalentemente di Chardonnay e in piccola parte di Pinot Noir, suddivisi in 47 parcelle tra Avize, Le Mesnil, Cramant, Oger, nella Cote de Blanc, ad Ay, Mareuil nella Vallée de la Marne e ad Ambonnay nella Montagne de Reims, per una produzione totale che varia tra 50/60.000bottiglie . Il resto è storia: lo stile Selosse è amato e odiato come nessun altro. Una presunta variabilità tra bottiglia e bottiglia, uno stile ossidativo a volte molto marcato, unito a delle performance altissime di alcune bottiglie e alla personalità eclettica di Anselme hanno contribuito alla costruzione del mito. Insomma, sono stati – e sono ancora – Champagne di rottura, portati all’estremo e che trovano il loro equilibrio proprio nell’esasperazione di un linguaggio che di fatto è stato copiato da molti. (Marina Cianciaglini)

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