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Rivoluzione Zanj di Tariq Teguia

Data: 05/04/2018
vico Giuseppe Maffei 4
Napoli
L'Asilo
Napoli (NA)
Categoria Eventi


Giovedì 5 aprile dalle ore 20:30 a L'Asilo proiezione di: Rivoluzione Zanj di Tariq Teguia (2013, Algeria/Francia/Libano/Qatar, colore, 137’, v.o. arabo, sott. it.) Grand Prix Janine Bazin 2013 (Festival International Entrevue Belfort) Premio Anno Uno 2014 (Festival “I 1000(o)cchi” – Trieste) Attraverso il mio cinema cerco di proporre degli strumenti di lotta, delle armi. Tariq Teguia “Un giornalista algerino, mentre segue i conflitti interni nel sud del Paese, ritrova casualmente le tracce delle antiche e dimenticate rivolte contro il califfato degli Abbasidi, avvenute in Iraq tra l’VIII e il IX secolo e storicizzate come rivoluzioni Zanj, dal nome degli schiavi negri che insorsero. L’utopia della rivoluzione pan-araba, di cui Egitto, Tunisia, Yemen potrebbero rappresentarne l’inizio, lo conduce a Beirut, città un tempo simbolo delle speranze e delle lotte di tutto il mondo arabo, dove incontra una profuga palestinese in seguito rifugiatasi in Grecia (“uno spettro si aggira per l’Europa”).

Il salto è compiuto, da una parte all’altra del Mediterraneo si appiccano fuochi che segnalano la stessa rabbia, le stesse speranze, le stesse illusioni” Il film prosegue la rassegna Parole e Utopia (prossimi appuntamenti: giovedì 12 aprile ore 20:30 Cavallo Denaro di Pedro Costa (2014, Portogallo, colore, 104’, v.o. portoghese, sott. it.) giovedì 19 aprile ore 20:30 Figli dell’uragano (Storm Children. Book One) di Lav Diaz (2014, Filippine, b/n, 143′, v.o. tagalog, sott. it.) giovedì 26 aprile ore 20:30 A Mosca Cieca di Romano Scavolini (1966, Italia, b/n – colore, 79’, v.o italiano). Sarà ospite il regista. Atlante Sentimentale del Cinema per il XXI Secolo Il sottotitolo di questa rassegna è quello dell’importante libro di Donatello Fumarola e Alberto Momo (Derive Approdi, 2013), i quali raccontano i loro incontri con 50 registi contemporanei, alla ricerca di una mappatura (sentimentale) del cinema attraverso le parole di chi lo fa in prima persona: nomi davvero imprescindibili della cinematografia mondiale, dai più noti David Lynch, Abel Ferrara, Quentin Tarantino, Werner Herzog, fino ad autori di un cinema più esplicitamente sperimentale come Stan Brakhage, Jonas Mekas, Alberto Grifi, solo per citarne alcuni. Consigliamo fortemente di scorrere la lista di questi grandi nomi alla fine della pagina di presentazione del loro progetto “Parole e Utopia”, da cui prendiamo in prestito il titolo di questa rassegna. Dal nostro incontro con Donatello Fumarola, che è anche distributore cinematografico (oltre che regista, critico e coautore di Fuoriorario su Rai3), e con René, regista e anche lui distributore, nasce l’idea di questa rassegna di film provenienti dal catalogo della loro casa di distribuzione Zomia – Malastrada Film. I film scelti rappresentano un piccolo percorso dentro la storia del cinema moderno più recente, e saranno introdotti dalle parole dei registi stessi in forma di schegge impazzite del monumentale catalogo di Parole e Utopia. Tutti i film saranno dunque preceduti da un estratto della lunga intervista che Fumarola ha girato con ognuno di questi autori, fatta eccezione per l’ultimo film, il censuratissimo A Mosca Cieca di Romano Scavolini, in cui l’autore sarà presente con noi nella Sala Cinema dell'Asilo. sul sito: http://www.exasilofilangieri.it/paroleutopia/ I proventi di questa rassegna andranno a finanziare la creazione del nodo napoletano dell’archivio di immagini Cubotto.org *** All’Asilo i concerti, gli spettacoli, le proiezioni, gli incontri sono ad ingresso libero. È gradito un contributo a piacere che serve ad abbattere le spese minime e a dotare gli spazi dei mezzi di produzione necessari ai lavoratori dello spettacolo, dell’arte e della cultura per portare avanti la sperimentazione politica, giuridica e culturale avviata all’Asilo. Post recenti

Comments
Tariq Teguia con Zanj Revolution realizza forse il film che finora ha maggiormente restituito la tensione, la rabbia, la carica incendiaria e la forza di propagazione delle ‘primavere’ arabe, senza che con questo sia finito nulla di quelle lotte dentro il suo film, che, paradossalmente, veniva girato proprio nello stesso momento in cui dalla Tunisia, all’Egitto, allo Yemen, stava montando la rivolta. Non è un caso allora che uno dei momenti centrali di questo film così intimamente e continuamente delocalizzato, si dia nella lunga sequenza in cui, all’interno di uno spazio pubblico, vengono proiettate le immagini e i suoni di Ici et ailleurs di Jean-Luc Godard che si vedono fluttuare direttamente sui corpi delle persone che sono lì raccolte, trasmettendo in modo immediato e potente l’idea della necessità di farsi invadere e prendere dalle immagini di un film, ancora oggi controverso, sovversivo e assolutamente necessario, da usare per quello che è, uno strumento di lotta. Tutto il film di Teguia come Ici et ailleurs, rinnova la propria preoccupazione geografica di fondo (algerina, ma non solo), distendendola in una capillare saggistica romantico-politica e nella fitta mappatura di città e di luoghi che tocca tutto il Medio Oriente (Algeri, Beirut, Baghdad, Siria, Palestina), la Grecia (Salonicco) e gli Usa (New York), contemporaneamente “qui” e “altrove” dunque sia per motivi strettamente diegetici, sia per una pressione, e una...




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