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“Ma chi ha detto che non c’è”: a 40 anni dal ’77

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Categoria Eventi


Che cosa è stato il ’77? L’ultimo movimento politico del ‘900 o l’alba del nuovo secolo? L’anno delle P38 e la fucina del terrorismo oppure l’irriverente sperimentazione della comunicazione sovversiva e degli indiani metropolitani? L’annuncio dell’individualismo degli anni Ottanta o viceversa la ricerca di pratiche politiche critiche al di fuori degli schemi del comunismo novecentesco? Come inserirlo nella tormentata storia più ampia del Paese e in quella europea? E se non si trattasse di un vero e proprio movimento ma dell’agire simultaneo di soggetti diversi senza obiettivi e un coordinamento comuni? Infine, Bologna “la rossa” come ha rielaborato il trauma di quei giorni di marzo? Ancora oggi - a distanza di quarant’anni - il ’77 sembra inafferrabile, schiacciato tra la memorialistica dei protagonisti e gli usi pubblici e politici dell’evento.

Approfittando dell’anniversario e di alcune recenti pubblicazioni (Alessio Gagliardi, Il ’77 tra storia e memoria, manifestolibri, 2017; Giuseppe Scandurra, Bologna che cambia. Quattro studi etnografici su una città, junior, 2017), ne discuteranno: Alessio Gagliardi, Giorgio Gattei, Andrea Rapini e Giuseppe Scandurra Alessio Gagliardi è ricercatore all’Università di Bologna dove insegna Storia contemporanea. Ha pubblicato ricerche sul corporativismo e sulla politica economica del fascismo oltre che numerosi articoli su riviste scientifiche nazionali e internazionali. E’ autore de Il ’77 tra storia e memoria (2017). Giorgio Gattei ha insegnato Storia del pensiero economico all’Università di Bologna pubblicando articoli e volumi di storia sociale, di storia economica e di storia delle dottrine economiche. Durante il ’77 ha partecipato alla realizzazione della rivista “Il Cerchio di gesso”. Andrea Rapini è Chercheur Résident presso l’École Française di Roma. Ha studiato lungamente in Francia e si è occupato di storia e memoria dell’antifascismo, di storia industriale, di storia dello stato sociale. Giuseppe Scandurra insegna Antropologia Culturale e Urbana presso l’Università degli Studi di Ferrara. I suoi ambiti d’interesse spaziano dall’antropologia urbana ai processi di esclusione sociale, allo sport e al rapporto tra scienze sociali e letteratura. È membro del Comitato Scientico dell’Istituto Gramsci Emilia-Romagna, co-fondatore del gruppo di ricerca transidsciplinare “Tracce Urbane“, co-direttore del Laboratorio di Studi Urbani e co-direttore della rivista T.U. Italian Urban Studies Review. Tra le sue ultime pubblicazioni Bologna che cambia (2017).

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