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Ernesto de Martino: antropologo della contemporaneità

Dal 09/04/2018 Al 27/10/2018
via Azzo Gardino 48
Bologna
CostArena
Bologna (BO)
Categoria Arte e Cultura


officinaMentis associazione psicoanalitica (IN)ATTUALITA’ DEL PENSIERO CRITICO Seminario Permanente 2018 _______________________ Ernesto De Martino antropologo della contemporaneità _______________________ Calendario degli incontri: 1. La vita, il pensiero Lunedì 9 aprile 2018, ore 20,45 2. I grandi temi Lunedì 14 maggio 2018, ore 20,45 3. Lutto e crisi della presenza Lunedì 11 giugno 2018, ore 20,45 4.Seminario con Giordana Charuty su La fine del mondo e le apocalissi culturali Sabato 27 ottobre 2018, orario da definire INGRESSO a OFFERTA LIBERA _______________________ Due antinomici terrori governano l’epoca in cui viviamo: quello di 'perdere il mondo’ e quello di ‘essere perduti nel mondo’. _______________________ Il Seminario Permanente sull’(In)attualità del pensiero critico accoglie nel 2018 il lavoro di Ernesto De Martino, uno dei maggiori intellettuali italiani del Novecento.

Antropologo e storico delle religioni, la sua ricerca si è sempre mossa all’incrocio tra campi disciplinari diversi: filosofia, sociologia, medicina, storia, psichiatria, etnomusicologia. Le analisi sviluppate in una vasta opera, che si dispiega dalla trilogia etnografica - "Morte e pianto rituale" (1958), "Sud e magia" (1959), "La terra del rimorso" (1961) -, fino all’incompiuto lavoro sulle apocalissi pubblicato postumo, "La fine del mondo" (1977), si impongono per la loro forza e la loro impressionante attualità: oggi, dopo un periodo di relativo oblio, De Martino è riscoperto e riattualizzato, come testimonia la recente pubblicazione negli Stati Uniti di Sud e magia (HAU, 2015) e in Francia de La fine del mondo (EHESS, 2016) in una nuova edizione critica. In ottobre il Seminario Permanente ospiterà la curatrice dell’edizione francese, Giordana Charuty, una delle più autorevoli figure dell’antropologia europea contemporanea. La nozione di presenza – l’umana presenza con la sua fragilità, l’inconsistenza del suo essere al mondo, le sue rotture, i suoi tentativi di ritrovare senso e continuità - è uno dei temi più importanti dell'eredità demartiniana. Non è solo uno strumento epistemologico utile nell'indagine etnografica, ma un vero e proprio approccio esistenziale. De Martino ne parla come di una "volontà di agire storicamente nel mondo", che permette all'uomo di situarsi nella realtà e attribuirle un valore. La crisi della “presenza” non è segno di difetto o deficit evolutivo; è, al contrario, intrinseco rischio di ogni essere umano quando si ritrovi sperduto, “spaesato” e privo di quei riferimenti culturali e sociali nei quali De Martino vede la sola possibilità di reintegrazione e di “riscatto”. L’importanza centrale attribuita al dispositivo culturale emerge nella nozione stessa di primitivo, che permane sottotraccia nell’intera produzione demartiniana ma è concepita non come una circostanza storica, propria di società esotiche e “arretrate”, bensì come una condizione a-culturale drammatica, in cui l'uomo perde se stesso davanti alla Storia. Specie negli ultimi lavori, De Martino mostra come in quell'Europa che tenta di affrontare l'ingombrante retaggio della Guerra e dei totalitarismi, riemergano continuamente aspetti inquietanti e violenti. Non sono affatto “fossili primitivi”, ma espressioni assolutamente contemporanee, che non trovano argini simbolici e spesso si mostrano legate a processi identitari. Se a questi temi della ricerca di De Martino aggiungiamo lo sforzo esigente di mantenere aperto il contatto tra i diversi campi del sapere (storia, antropologia, psichiatria, medicina) e le diverse forme dell’esperienza umana (religione, cultura, psiche, collettività) si comprenderanno le ragioni che ci spingono a rimettere in circolazione la sua opera in uno spazio allargato, plurale e non accademico. De Martino fu un intellettuale nato dalla crisi di un Occidente che perdeva i suoi punti di riferimento e si avviava verso trasformazioni epocali. L’alterità di cui egli si faceva testimone e osservatore partecipe non era soltanto un mondo di cui ormai si vedeva la fine, ma era il nostro stesso fondamento, la nostra origine, quell’humus irrazionale e potente cui già la psicoanalisi aveva riconosciuto un posto centrale nell’esistenza umana. A differenza di questa, tuttavia, De Martino cercava risposte non nella dimensione biografica ma in quella collettiva e culturale, nella sua energia simbolica produttrice di senso e di valori. È questo uno dei suoi lasciti più importanti: la possibilità di guardare alla contemporaneità muovendo dalle falde più segrete e profonde, da quel dramma storico cui l’uomo deve far fronte ieri come oggi e in cui si rivela l’immenso peso del dispositivo simbolico nel tragitto di soluzione della crisi o, al contrario, nel suo fallimento. In una congiuntura storica come quella attuale, in un Occidente segnato dalla paura dell’alterità - esterna e interna -, povero di dispositivi simbolici e perciò impotente davanti a una “crisi della presenza” sempre più pervasiva e destrutturante, la riflessione di De Martino ci pare ineludibile. Il Comitato Scientifico del Seminario Permanente sull’(In)attualità del pensiero critico _______________________ Il Seminario Permanente è coordinato da Daniela Iotti e Angela Peduto. È organizzato col sostegno di Libreria Punto Einaudi Bologna e CostArena. _______________________ Comitato scientifico Daniela Iotti (filosofa, psicologa, psicoanalista, psicoterapeuta) Francesco di Maio (filosofo) Nicola Martellozzo (antropologo) Angela Peduto (psichiatra, psicoanalista) Raffaele Riccio (storico)




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